Parte I — Fondamenti di teletraffico · Capitolo 3

Teletraffico, teorema di Little e sistemi a coda

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In questo capitolo

  1. Che cos'è il teletraffico
  2. Il traffico medio e l'Erlang
  3. Il teorema di Little
  4. Sistemi a coda: grandezze e relazioni
  5. Traffico offerto, smaltito, perduto
  6. La notazione di Kendall
  7. Caratterizzazione degli arrivi: Poisson
  8. Composizione e decomposizione
  9. Caratterizzazione del servizio
  10. Il tempo di servizio residuo
  11. Esercizi svolti
  12. Verifica le tue conoscenze

1. Che cos'è il teletraffico

Si chiama teletraffico il traffico (dati, voce, altro) che attraversa un apparato o una rete di telecomunicazioni. Un sistema soggetto a traffico è allora un sistema caratterizzato da un insieme di utenti che entrano nel sistema per usufruire di un servizio, vi permangono per un certo periodo occupando una risorsa messa a disposizione dal sistema stesso, e alla fine del servizio escono.

La definizione è volutamente astratta: un utente può essere una chiamata telefonica, un pacchetto IP, un paziente in un centro vaccinale. Le ipotesi di lavoro sono quattro e vanno prese sul serio, perché tutto il resto ne discende:

Idea chiave

La seconda ipotesi («ciò che entra esce») è la legge di conservazione su cui poggia l'intera teoria. Se in un intervallo lungo T entrano a(T) utenti e ne escono d(T), in condizioni di equilibrio statistico deve valere a(T) = d(T). Il teorema di Little e le formule di Erlang non sono che modi diversi di scrivere questa uguaglianza.

2. Il traffico medio e l'Erlang

Il traffico istantaneo k(t) è una funzione a gradini che salta di +1 a ogni ingresso e di −1 a ogni uscita. Per farne una grandezza maneggevole se ne prende la media su un intervallo T e poi il limite:

A = lim (T → ∞)  (1/T) ∫₀ᵀ k(t) dt

Se questo limite esiste, A si dice traffico medio nel sistema. Se non esiste, il sistema non ha un comportamento stabile nel tempo e non può essere studiato con i semplici modelli che useremo: è un avvertimento importante, perché in rete i regimi non stazionari sono la norma e la teoria vale solo a tratti.

Per definizione A è adimensionale: è un numero di utenti, non un numero di utenti al secondo. Ciò nonostante è stata definita una unità di misura del traffico, l'Erlang (simbolo E). Un traffico di 40 E significa che in media 40 utenti occupano contemporaneamente una risorsa.

Se k(t) è un processo ergodico, allora A esiste sempre ed è uguale al valor medio statistico di k(t) in un istante generico. Da qui le tre ipotesi di lavoro semplificative dichiarate a lezione:

  1. si considera un intervallo temporale T in cui il traffico ha effettivamente un comportamento di tipo ergodico;
  2. si analizza il comportamento statistico del traffico nel periodo considerato;
  3. si ipotizza che il traffico abbia sempre quel comportamento, ad esempio scegliendo la situazione di «caso peggiore».
Nota del redattore

Il punto 3 è la chiave del dimensionamento reale: non si progetta una rete sul traffico medio della giornata, ma sull'ora di punta. Gli esercizi del corso lo fanno sistematicamente, parlando di «periodi di traffico di punta» o suddividendo la giornata in fasce con valori di A diversi.

3. Il teorema di Little

Si introducono tre grandezze contatore: a(t) è il numero totale di arrivi al sistema fino all'istante t, d(t) il numero totale di partenze, δn il tempo speso nel sistema dall'utente n-esimo. Da esse si ricavano:

frequenza media di arrivo       λₛ = lim (t → ∞)  a(t) / t

tempo medio speso nel sistema   δ̄  = lim (n → ∞)  (1/n) ∑ₙ δₙ

Si può dimostrare che esiste un legame semplice, ma fondamentale per la teoria del traffico, tra i valori medi di traffico, frequenza di arrivo e tempo di permanenza, purché questi valori medi esistano. È il teorema di Little:

A = λₛ ⋅ δ̄

Due proprietà lo rendono uno degli strumenti più usati del corso:

k(t) = numero di utenti nel sistema kt 1234 area = ∫ k(t) dt = ∑ δₙ gli stessi utenti visti uno per uno δ₁ δ₂ δ₃ δ₄ A = (1/T) ∑ δₙ = (n/T) ⋅ (1/n) ∑ δₙ = λₛ ⋅ δ̄
Tavola 3.1 — Il teorema di Little in una figura. L'area sotto k(t) si può leggere in verticale (numero medio di utenti moltiplicato per la durata) o in orizzontale (somma dei tempi di permanenza): eguagliando le due letture si ottiene A = λsδ̄.

4. Sistemi a coda: grandezze e relazioni

Un sistema a coda è un sistema soggetto a traffico in cui ciascun utente è servito da un servitore (una risorsa); se i servitori sono tutti occupati l'utente resta in attesa all'interno di una coda; e se la coda ha dimensione finita, un utente che la trova piena viene rifiutato e non entra nel sistema.

Sistema a coda λ arrivi λₚ rifiutati λₛ coda: Aₜ utenti, η̄ di attesa 1 2 3 m servitori Aₛ utenti in servizio &thetas;̄ tempo di servizio ρ utilizzazione uscita λ = λₛ + λₚ δ̄ = η̄ + &thetas;̄ A = Aₜ + Aₛ Little applicato all intero sistema: A = λₛ δ̄ alla sola coda: Aₜ = λₛ η̄ ai soli servitori: Aₛ = λₛ &thetas;̄ Ogni grandezza media del corso si ottiene combinando queste sei relazioni con la probabilità di stato del sistema.
Tavola 3.2 — L'anatomia di un sistema a coda e la nomenclatura del corso. Le tre applicazioni del teorema di Little (sistema, coda, servitori) sono lo scheletro di quasi ogni esercizio.

Alle ipotesi generali se ne aggiungono quattro specifiche dei sistemi a coda:

Il vocabolario

SimboloSignificato
λfrequenza media di arrivo al sistema
λsfrequenza media di ingresso nel sistema (arrivi accettati)
λpfrequenza media di rifiuto di accesso al sistema
δ̄tempo medio di permanenza di un utente generico
η̄tempo medio speso in coda da un utente generico
&thetas;̄tempo medio speso in servizio
Aqnumero medio di utenti in coda
Asnumero medio di utenti in servizio

Poiché arrivo ≠ ingresso, vale λ = λs + λp. Applicando il teorema di Little al sistema complessivo e ai suoi due sottosistemi — la coda e l'insieme dei servitori — si ottengono tre relazioni, e dal fatto che il tempo di permanenza è la somma del tempo in coda e del tempo in servizio se ne ricava una quarta:

A  = λₛ δ̄        (sistema)
Aₜ = λₛ η̄        (coda)
Aₛ = λₛ &thetas;̄        (servitori)
δ̄  = η̄ + &thetas;̄      ⇒   A = Aₜ + Aₛ
Per l'esame

Queste quattro righe risolvono da sole metà dei quesiti di teletraffico. Nel tipico esercizio si conosce λ, si calcola &thetas;̄ dalla lunghezza dei pacchetti e dalla capacità del collegamento, si ricava una probabilità di stato dalla formula di Erlang appropriata, e tutto il resto arriva da qui. Attenzione al pedice: in Little compare sempre λs, la frequenza di ingresso, non quella di arrivo.

5. Traffico offerto, smaltito, perduto

Le tre definizioni successive introducono una piccola finzione contabile che vale la pena capire fino in fondo.

A₀ = λ  &thetas;̄      traffico offerto al sistema
Aₛ = λₛ &thetas;̄      traffico smaltito dal sistema (throughput)
Aₚ = λₚ &thetas;̄      traffico perduto dal sistema

              A₀ = Aₛ + Aₚ

Le slide sottolineano che A0 e Ap sono grandezze fittizie, definite per analogia attribuendo un tempo medio di servizio anche ai clienti rifiutati dal sistema. Più precisamente:

Si definisce infine l'utilizzazione dei servitori:

ρ = Aₛ / m           con   0 ≤ ρ ≤ 1

In un sistema ergodico l'utilizzazione dei servitori coincide con la percentuale media di tempo in cui un generico servitore risulta essere occupato. È la lettura che rende ρ immediatamente misurabile su un apparato reale: basta osservare per quanta frazione del tempo l'interfaccia di uscita sta trasmettendo.

Attenzione

Confondere A0 con A è l'errore più frequente. A0 = λ&thetas;̄ è il traffico offerto, si calcola sempre con la frequenza di arrivo e il tempo di servizio, e nei sistemi a perdita è maggiore del traffico effettivamente smaltito. A è invece il numero medio di utenti presenti, che in un sistema con attesa include anche chi sta aspettando e quindi può essere molto maggiore di A0.

6. La notazione di Kendall

La notazione di Kendall permette di esprimere in maniera compatta le caratteristiche di un sistema a coda con sei campi:

A / B / m / n / p / S

I simboli usati per i processi di arrivo e di servizio sono quattro:

SimboloProcesso
Mprocesso aleatorio senza memoria (Poisson per gli arrivi, esponenziale per i tempi)
Dprocesso deterministico
Uprocesso aleatorio con distribuzione uniforme
Gprocesso aleatorio generale

Per la disciplina di coda si usano:

Valgono infine due convenzioni di omissione che è indispensabile ricordare: se uno dei valori numerici (m, n, p) non è specificato si assume infinito; se la disciplina di coda non è specificata si assume FIFO. Così M/M/1 significa in realtà «arrivi di Poisson, servizio esponenziale, un servitore, coda infinita, popolazione infinita, disciplina FIFO».

7. Caratterizzazione degli arrivi: il processo di Poisson

Il processo degli arrivi è un processo stocastico discreto nei valori e tempo-continuo. Lo si caratterizza in due modi equivalenti: attraverso la probabilità P(k,T) di avere k arrivi in un intervallo T, oppure attraverso la statistica del tempo inter-arrivo τ, che è una variabile aleatoria continua.

Processo degli arrivi t τ intervallo fra due arrivi consecutivi T k = 5 arrivi nell intervallo T P(k,T) = (λT)ᵏ e⁻ᵏᵀ / k! E[k] = λT σ²ᵏ = λT fᵗ(τ) = λ e⁻ᵏᵗ (tempo inter-arrivo esponenziale) E[τ] = 1/λ
Tavola 3.3 — Le due facce dello stesso processo. Contare gli arrivi in una finestra dà una legge di Poisson; misurare gli intervalli fra arrivi consecutivi dà una legge esponenziale. Le due descrizioni sono equivalenti.

Il processo di Poisson descrive arrivi casuali non contemporanei provenienti da una popolazione molto grande di utenti indipendenti. La derivazione mostrata a lezione parte da quattro ipotesi e da un passaggio al limite:

  1. si considera una popolazione di p utenti uguali tra loro dal punto di vista statistico;
  2. ciascun utente si comporta in modo indipendente da tutti gli altri;
  3. l'arrivo di un singolo utente è uniformemente distribuito all'interno di un intervallo di durata T;
  4. si divide T in N sottointervalli, si ricava la probabilità di avere i arrivi in ciascuno, si dimostra che la probabilità di averne più di uno in un sottointervallo è trascurabile, e si passa al limite per N → ∞.

Il risultato è la formula di Poisson di parametro λ, la frequenza di arrivo:

P(k,T) = (λT)ᵏ e⁻ᵏᵀ / k!

E[k] = λT          σ²ᵏ = λT

Media e varianza coincidono: è la firma della distribuzione di Poisson. Si dimostra inoltre che il tempo inter-arrivo in un processo di Poisson ha distribuzione esponenziale con lo stesso parametro λ: è precisamente il ponte fra questo capitolo e l'assenza di memoria studiata nel capitolo 2.

8. Composizione e decomposizione

Due proprietà rendono il processo di Poisson lo strumento di modellazione più comodo che esista, e sono usate in quasi tutti gli esercizi del corso.

Composizione. Il processo che risulta dalla composizione di due processi di Poisson con parametri λA e λB è ancora un processo di Poisson con parametro λ = λA + λB. Il risultato vale in generale: componendo N processi di Poisson si ottiene un processo di Poisson di parametro pari alla somma dei parametri.

Decomposizione. Vale anche il procedimento inverso. Si considerino N probabilità Pi la cui somma sia pari a 1; la decomposizione di un processo di Poisson di parametro λ in N processi distinti, attribuendo casualmente ciascun arrivo al processo i-esimo con probabilità Pi, genera N processi ancora di Poisson, ciascuno di parametro λi = Piλ.

Composizione λᴬ = 3 arr/s λᴮ = 7 arr/s + λ = 10 arr/s ancora un processo di Poisson, con parametro pari alla somma Decomposizione λ Pᵢ λ₁ = P₁λ λ₂ = P₂λ λ₃ = P₃λ P₁ + P₂ + P₃ = 1; ogni ramo resta di Poisson. È il modello del load balancing statistico di un router.
Tavola 3.4 — Perché Poisson è così comodo. Sommare e ripartire flussi non fa uscire dalla famiglia, quindi ogni interfaccia di un router con load balancing può essere studiata separatamente come sistema a coda a sé stante.
Idea chiave

La decomposizione è ciò che rende risolubili gli esercizi sul bilanciamento di carico: un router che smista i pacchetti su tre interfacce con probabilità p1, p2, p3 si studia come tre sistemi M/M/1 indipendenti, ciascuno con la propria frequenza di arrivo piλ. Senza questa proprietà servirebbe un modello congiunto molto più complicato.

9. Caratterizzazione del servizio

Il processo di servizio è un processo stocastico tempo-continuo caratterizzato dalla statistica del tempo di servizio &thetas; di un utente generico, che è una variabile aleatoria continua. Si definisce la frequenza media di servizio:

μ = 1 / &thetas;̄

Le slide passano poi in rassegna cinque famiglie di distribuzioni. Ciò che le distingue davvero, ai fini del corso, non è la forma della densità ma il loro valore quadratico medio E[&thetas;²], perché è quello che entrerà nella formula di Pollaczek–Khinchine del capitolo 7.

Tempo di servizioDescrizioneE[&thetas;²]
Esponenzialesenza memoria, parametro μ2 &thetas;̄²
Deterministico&thetas; sempre uguale a &thetas;̄&thetas;̄²
Uniformeequiprobabile in un intervallointermedio fra i due precedenti
Erlang di grado rsomma di r esponenziali i.i.d. di media &thetas;̄/r(1 + 1/r) &thetas;̄²
Paretoheavy tailed, parametri di posizione t0 e forma αpuò divergere

Il servizio di Erlang

Il tempo di servizio di Erlang si ottiene come somma di r variabili aleatorie esponenziali indipendenti e identicamente distribuite. Poiché la densità di una somma di variabili indipendenti è la convoluzione delle densità (capitolo 2), la densità di Erlang di grado r si ricava dalla convoluzione di r densità esponenziali. Al crescere di r la densità si concentra attorno alla media: per r = 1 si ritrova l'esponenziale, per r → ∞ si tende al caso deterministico. È il parametro che permette di modellare un servizio «quasi regolare ma non del tutto».

Il servizio di Pareto e il traffico auto-simile

Il tempo di servizio di Pareto ha un comportamento di tipo heavy tailed: la probabilità di avere tempi di servizio molto lunghi rispetto alla media non è trascurabile. La densità è definita da due parametri positivi, la posizione t0 e la forma α, e il comportamento heavy tailed si manifesta per 1 < α ≤ 2.

Non è un esercizio di stile: le slide citano il celebre lavoro di W. E. Leland e colleghi, On the Self-similar Nature of Ethernet Traffic (IEEE/ACM Transactions on Networking, vol. 2 n. 1, febbraio 1994), che ha mostrato come il traffico Ethernet reale sia auto-simile e non descrivibile con i modelli poissoniani classici. È il promemoria che i modelli del corso sono approssimazioni, ottime per il dimensionamento ma non fedeli in ogni regime.

Densità del tempo di servizio a parità di media f(&thetas;)&thetas; &thetas;̄ D deterministico Erlang r = 4 M esponenziale Pareto: coda pesante Stesso valor medio, diversissimo E[&thetas;²]: la coda della distribuzione, non la media, decide il tempo di attesa in un sistema M/G/1.
Tavola 3.5 — Quattro tempi di servizio con la stessa media. Il deterministico è un impulso; l'Erlang concentra; l'esponenziale è il riferimento; il Pareto mantiene probabilità non trascurabile su tempi molto lunghi.

10. Il tempo di servizio residuo

Si chiama tempo di servizio residuo T′ il tempo di servizio ancora da trascorrere a partire da un istante di osservazione t1 scelto a caso. Se ne ricavano densità di probabilità e valor medio:

fₜ′(t) = [ 1 − Fᵗ(t) ] / &thetas;̄

E[T′] = E[&thetas;²] / (2 &thetas;̄)

La seconda formula è quella che conta, e contiene una sorpresa: il tempo residuo medio non è metà del tempo di servizio medio, se non nel caso deterministico. Dipende dal valore quadratico medio, cioè dalla variabilità.

Tempo di servizioE[&thetas;²]E[T′]
Deterministico&thetas;̄²&thetas;̄/2
Erlang di grado r(1+1/r) &thetas;̄²(1+1/r) &thetas;̄/2
Esponenziale2 &thetas;̄²&thetas;̄

La riga dell'esponenziale è la conferma dell'assenza di memoria: arrivando in un istante qualsiasi e trovando un servizio in corso, il tempo che resta da aspettare ha media pari all'intero tempo di servizio medio. È come se il servizio ricominciasse da capo — che è esattamente ciò che significa non avere memoria.

Per l'esame

Il paradosso del tempo residuo è una domanda classica: «se i pacchetti durano in media 1 ms e arrivo in un istante a caso, quanto devo aspettare che finisca quello in corso?». Con servizio deterministico 0.5 ms; con servizio esponenziale 1 ms; con servizio molto variabile anche molto di più. Il motivo intuitivo è che, campionando un istante a caso, è più probabile cadere dentro un servizio lungo che dentro uno corto.

11. Esercizi svolti

Gli esercizi proposti sul foglio «Esempi ed esercizi sulla teoria del teletraffico» mettono alla prova esattamente le sei relazioni viste finora. Ecco i primi quattro, con la traccia della soluzione.

Testo. Il numero medio di chiamate effettuate attraverso una stazione radio base è λ = 20 chiamate/min e la durata media di una chiamata è &thetas;̄ = 120 s. La stazione ha risorse sufficienti per accettare immediatamente qualsiasi chiamata in arrivo, senza rifiutarla né metterla in attesa. Trovare il numero medio di chiamate attive, cioè il traffico medio A.

Nessun rifiuto  ⇒  λₛ = λ = 20 ch/min
Nessuna attesa  ⇒  δ̄ = &thetas;̄ = 120 s = 2 min

Little:  A = λₛ δ̄ = 20 ⋅ 2 = 40 E

Il passaggio delicato è uno solo: rendere omogenee le unità di tempo prima di moltiplicare. Il risultato è adimensionale.

Testo. Il numero medio di utenti presenti nell'arco della giornata è approssimabile con 200 E dalle 8 alle 17, 50 E dalle 17 alle 20, 18 E dalle 20 alle 8. Il tempo di permanenza medio è rispettivamente 8 min, 5 min e 6 min. Trovare la frequenza media di ingresso λs nei tre intervalli.

Little invertito:  λₛ = A / δ̄

8–17    λₛ = 200 / 8 = 25 utenti/min
17–20   λₛ =  50 / 5 = 10 utenti/min
20–8    λₛ =  18 / 6 =  3 utenti/min

Nota il metodo: la giornata viene spezzata in tre finestre, e dentro ciascuna si assume un comportamento ergodico. È esattamente l'ipotesi di lavoro dichiarata nella sezione 2.

Testo. Una struttura medica ha 10 punti di vaccinazione; esattamente ogni minuto viene ammesso un nuovo paziente; la sala d'attesa ospita fino a 50 pazienti e chi la trova piena viene invitato a ripresentarsi; il numero totale di pazienti è così grande da potersi considerare infinito. Quando un punto si libera, i pazienti di età pari o superiore a 60 anni hanno la precedenza sui più giovani. Il tempo di vaccinazione è aleatorio ma ipotizzabile senza memoria, con media 15 minuti. Descrivere il sistema in notazione di Kendall e calcolare il traffico offerto.

arrivi esattamente ogni minuto      →  A = D  (deterministico)
servizio senza memoria              →  B = M  (esponenziale)
10 punti di vaccinazione            →  m = 10
50 posti in sala d attesa           →  n = 50
popolazione infinita                →  p = ∞
precedenza agli over 60             →  S = PRIO

                D / M / 10 / 50 / ∞ / PRIO

λ = 1 paziente/min      &thetas;̄ = 15 min
A₀ = λ &thetas;̄ = 15 E

Il traffico offerto vale 15 E contro 10 servitori: il sistema è sovraccarico e la sala d'attesa lavorerà quasi sempre satura. Il conto di Kendall serve proprio a rendere immediatamente visibile questo squilibrio.

Testo. Un centralino PABX è collegato alla rete pubblica tramite m = 20 linee. La frequenza media di arrivo delle chiamate verso la PSTN è 3 chiamate/min e la durata media è 5 min. Sapendo che la probabilità che una chiamata trovi tutte le linee occupate e venga rifiutata è pari al 5%, calcolare il traffico smaltito e l'utilizzazione media delle linee.

A₀ = λ &thetas;̄ = 3 ⋅ 5 = 15 E          (traffico offerto)

πₚ = 0.05
Aₛ = A₀ (1 − πₚ) = 15 ⋅ 0.95 = 14.25 E   (traffico smaltito)
Aₚ = A₀ − Aₛ = 0.75 E                (traffico perduto)

ρ = Aₛ / m = 14.25 / 20 = 0.7125  →  71.25%

Il sistema è a perdita: non c'è spazio di attesa, e la probabilità di blocco del 5% si traduce direttamente in traffico che non viene mai smaltito. Nel capitolo 5 vedremo come calcolare quel 5% invece di riceverlo in dote.

Nota del redattore

Nell'esercizio 5 dello stesso foglio si chiede l'utilizzazione dell'interfaccia di un router con pacchetti di lunghezza mista (64 byte al 40%, 1500 byte al 60%) su un collegamento a 10 Mbit/s con λ = 800 pacchetti/s. Il metodo è identico: si calcola la lunghezza media 0.4⋅64 + 0.6⋅1500 = 925.6 byte, da cui &thetas;̄ = 8⋅925.6 / 10⋅10⁶ ≈ 740 µs e ρ = λ&thetas;̄ ≈ 0.59. Sul singolo servitore l'utilizzazione coincide con il traffico smaltito.

Verifica le tue conoscenze

Enuncia il teorema di Little e indica sotto quali ipotesi vale.

A = λs ⋅ δ̄: il traffico medio nel sistema è il prodotto della frequenza media di ingresso per il tempo medio di permanenza. Vale purché i valori medi coinvolti esistano, ed è indipendente dal tipo di processo degli arrivi e dal tipo di servizio. Si applica in modo analogo a qualunque sottosistema: alla sola coda dà Aq = λsη̄, ai soli servitori As = λs&thetas;̄.

Perché il traffico si misura in Erlang se è una grandezza adimensionale?

Perché il traffico medio A è un numero di utenti mediato nel tempo, quindi privo di dimensioni fisiche. L'Erlang è un'unità convenzionale introdotta per dare un nome a quella grandezza e distinguerla, nella lettura di un risultato, da un numero puro qualsiasi. Un traffico di 40 E significa 40 risorse mediamente occupate.

Che differenza c'è fra traffico offerto, traffico smaltito e traffico perduto?

A0 = λ&thetas;̄ è il traffico offerto, calcolato con la frequenza di arrivo: rappresenta il numero medio di utenti in servizio in un sistema con infinite risorse. As = λs&thetas;̄ è il traffico smaltito (throughput), calcolato con la frequenza di ingresso. Ap = λp&thetas;̄ è il traffico perduto. Vale A0 = As + Ap. A0 e Ap sono grandezze fittizie: si attribuisce un tempo di servizio anche a chi non è stato servito.

Che cosa significa fisicamente l'utilizzazione ρ?

ρ = As/m, con 0 ≤ ρ ≤ 1. In un sistema ergodico coincide con la percentuale media di tempo in cui un generico servitore risulta occupato. Su un'interfaccia di router è la frazione di tempo in cui l'interfaccia sta effettivamente trasmettendo.

Scrivi in notazione di Kendall un sistema con arrivi di Poisson, servizio deterministico, 4 servitori, nessuno spazio di attesa e disciplina LIFO.

M/D/4/0/∞/LIFO. Ricorda le convenzioni: i valori numerici non specificati si assumono infiniti e la disciplina non specificata si assume FIFO. Poiché qui la coda è nulla e la disciplina non è quella di default, entrambi i campi vanno scritti esplicitamente. Con coda nulla, però, la disciplina è irrilevante: nessuno aspetta mai.

Come si caratterizza un processo di Poisson e quali sono media e varianza del numero di arrivi?

P(k,T) = (λT)k e−λT / k!, con E[k] = σ²k = λT: media e varianza coincidono. Equivalentemente, il tempo inter-arrivo ha distribuzione esponenziale di parametro λ, con media 1/λ. Le due caratterizzazioni sono due modi di descrivere lo stesso processo.

Che cosa succede componendo e decomponendo processi di Poisson?

Composizione: la somma di N processi di Poisson di parametri λi è ancora Poisson, di parametro λ = ∑λi. Decomposizione: assegnando ciascun arrivo al ramo i con probabilità Pi (con ∑Pi = 1) si ottengono N processi ancora di Poisson, di parametro λi = Piλ. È il modello del load balancing statistico.

Che cos'è il tempo di servizio di Erlang di grado r e come si costruisce?

È la somma di r variabili aleatorie esponenziali indipendenti e identicamente distribuite. La sua densità si ottiene dalla convoluzione di r densità esponenziali. Il suo valore quadratico medio vale (1 + 1/r)&thetas;̄²: per r = 1 si ritrova l'esponenziale (2&thetas;̄²), per r → ∞ si tende al deterministico (&thetas;̄²).

Che cosa significa che il tempo di servizio di Pareto è heavy tailed?

Significa che la probabilità di avere tempi di servizio molto lunghi rispetto alla media non è trascurabile: la coda della distribuzione decade lentamente. La densità è definita dai due parametri positivi t0 (posizione) e α (forma), e il comportamento heavy tailed si ha per 1 < α ≤ 2. È la distribuzione associata al carattere auto-simile del traffico Ethernet reale documentato da Leland et al. nel 1994.

Quanto vale il tempo di servizio residuo medio, e perché con servizio esponenziale è pari all'intero tempo di servizio medio?

E[T′] = E[&thetas;²] / (2&thetas;̄). Con servizio esponenziale E[&thetas;²] = 2&thetas;̄², quindi E[T′] = &thetas;̄. È la conseguenza diretta dell'assenza di memoria: il tempo già trascorso non porta informazione, quindi il residuo è distribuito come un servizio appena iniziato. Con servizio deterministico invece E[T′] = &thetas;̄/2, cioè metà.

Un router ha λ = 800 pacchetti/s, lunghezza 64 byte al 40% e 1500 byte al 60%, interfaccia a 10 Mbit/s. Quanto vale ρ?

Lunghezza media: 0.4⋅64 + 0.6⋅1500 = 925.6 byte, cioè 7404.8 bit. Tempo medio di servizio: &thetas;̄ = 7404.8 / 10⋅10⁶ ≈ 740.5 µs. Utilizzazione: ρ = λ&thetas;̄ = 800 ⋅ 740.5⋅10−6 ≈ 0.59. Su un singolo servitore senza perdite l'utilizzazione coincide con il traffico offerto.

Perché conviene che il limite che definisce il traffico medio esista?

Perché se il limite non esiste, il sistema non ha un comportamento stabile nel tempo e non può essere studiato con i modelli del corso. È un avvertimento sostanziale: si sceglie una finestra temporale in cui il traffico sia effettivamente ergodico, si analizza il comportamento statistico in quella finestra, e si assume che il sistema si comporti sempre così, tipicamente scegliendo la condizione di caso peggiore (l'ora di punta).